Scrivere una saga è ancora più complesso, soprattutto se l'inizio è lento. Mantenere l'attenzione alta è complicato, districarsi tra i vari POV (interrompendoli al punto giusto e senza stufare il lettore, o peggio ancora confonderlo) è un'arte che va saputa usare con maestria. Riuscire a creare un mondo coerente in cui tutto è in equilibrio è, credo, la parte più difficile di tutte.
E Daniele Viaroli ci riesce benissimo. In quest'ultimo capitolo della trilogia (perché il secondo volume è diviso in due parti) dedicata a Crocevia del Multiverso l'autore riesce a mischiare tutto ciò che ho elencato prima in maniera magistrale riuscendo a creare quello che secondo me è a tutti gli effetti un "film su carta": la struttura solida di un libro fantasy, con un mondo logico e coerente e una narrazione incalzante, e la vividità di un film, con le immagini che ti scorrono davanti agli occhi come se fossi immerso nelle vicende in prima persona.
In particolare ho apprezzato l'alternarsi di scene comiche (soprattutto grazie a Benny, Morte, Intrigo e Alfred) alle scene più serie e drammatiche degli interludi, che ricreano quello che a tutti gli effetti sembra essere un poema epico che mescola amore e guerra in modo eccellente (quanto sono belle le scene di Skald e Lili? Non abituatevi troppo a me che parlo bene di scene romantiche, non accadrà spesso). E voi non avete idea della paura che ho adesso a cominciare la trilogia della mietitrice di fuoco, perché lì i siparietti comici non ci sono: lì ci sono solo i drammi.
Il vincitore morale di tutta la vicenda è secondo me Odin, che si è accollato un sacco di drammi per il bene dei suoi amici, ma anche Kalena (perché quella ragazza una gioia miserrima se la merita). Jake rimane il più plausibile dei personaggi perché è un ragazzino umano, senza poteri o tecnologie avanzatissime in grado di salvargli la pelle, quindi quando il gioco si fa duro, lui gioca comunque ma non prima di essersi nascosto con la testa sotto la sabbia per qualche minuto imprecando contro l'intero multiverso per essere stato trascinato in quella situazione contro il suo volere. Ma il finale che gli spetta ripaga di tutti i drammi che ha dovuto subire per arrivare fino a lì.
Unica pecca della saga, secondo me, è l'assenza di una versione digitale. I libri sono di dimensioni considerevoli, portarseli in giro è difficile, e la versione digitale avrebbe fatto comodo (anche per una questione di spazio in libreria: il mio sta iniziando a scarseggiare).
A me non resta molto da aggiungere: andate a leggere questa saga, perché si merita tutta la fama del mondo, e pure di più.
Basta solo che poi andiate a rompere le scatole all'autore, specificando: "Marty ha detto di dirti 'Mannaggia a te e ai libri belli che scrivi'."
Nessun commento:
Posta un commento