Premessa che mi pare superflua, ma per levarmi dagli impicci lo dico lo stesso: questa è la mia opinione, non è mia intenzione attaccare nessuno e se a voi questo libro è piaciuto non sentitevi offesi, se volete parlarne benissimo, lasciatemi un commento qui sotto o su instagram e vi prego di usarmi la mia stessa cortesia, ovvero non offendermi come io non offenderò nessuno in questa recensione.
E ora possiamo cominciare.
La storia è ambientata a Pavia, sul finire del 700 (non del '700 proprio il 700). La città non si chiama ancora Pavia ma Ticinum, ed è flagellata dalle famigerate nebbie che coprono la pianura padana tra ottobre e dicembre. Solo che queste nebbie nascondono dei mostri, esseri umani ritenuti peccatori che, inspirando la nebbia, si trasformano in demoni in Terra che delle suore con particolari poteri devono uccidere. E qui sorgono i miei primi dubbi: chi lo decide che questi sono peccatori? Come funziona la nebbia? Che cosa fa trasformare comuni esseri umani in mostri? Da dove arrivano i poteri delle suore? Da Dio, certo, ma perché le suore ce li hanno mentre frati, preti e i semplici fedeli no? E qui arriviamo a un grande nodo della vicenda: alle monache basta dichiarare un versetto della Bibbia ad alta voce e succedono delle... cose. Non si capisce bene cosa, come succeda o peggio ancora perché, ma succedono delle magiche magie. A parte alcune cose logiche, le altre sono lasciate al caso e non vengono mai spiegate.Le monache sono specializzate in branche diverse di "magia" (e scrivendo questa cosa mi viene abbastanza da ridere, perché se delle Spose di Cristo avessero saputo usare la magia in quel periodo nella relatà probabilmente sarebbero state bruciate -sì, lo so che le più grandi cacce alle streghe sono avvenute molto dopo, intorno al '600, però oddio, vostro onore, non credo che la stregoneria fosse bene accetta a prescindere), dicevo che le varie suore sono specializzate in branche diverse della magia, magia curativa, di difesa, di attacco e di supporto, qualsiasi cosa voglia dire, per questo vengono divise in squadre piccole, che devono legare e funzionare come se fossero un corpo solo. Peccato che poi Adelca, la protagonista, finisca per gettarsi a capofitto nelle situazioni pericolose per conto suo perché non vuole compromettere la squadra. MA ALLORA PERCHÉ TI SPENDI TANTO A ELOGIARE LE TUE CONSORELLE SE POI NON LASCI CHE TI AIUTINO? Scusate, sono calma, ma non tollero le forzature logiche. E in questo libro ce ne sono parecchie. Un'altra cosa che non tollero, e che in questo libro abbonda, sono le ripetizioni (e le descrizioni forbite per esprimere concetti semplici): la protagonista ha due tratti in croce, la rabbia e l'amore per Wisegarda, una consorella con cui si sollazza di tanto in tanto. Il che non è sbagliato, di base, non sono un'esperta a riguardo ma suppongo ci fossero tantissimi religiosi che non rispettassero il voto di castità, soprattutto all'epoca, ma da lì ad ammazzare una serva che ti scopre e andare a scopare con "l'amata" (termine che sono arrivata a disprezzare visto il quantitativo spropositato di volte che è stato utilizzato) nella stanza accanto, lasciando il cadavere in soggiorno passa tantissima acqua sotto il ponte. Per quanto riguarda la rabbia, l'altra caratteristica di Adelca, non c'è molto da dire. Semplicemente, per il punto in cui sono arrivata io, non ha chissà quanta ragione di esistere.
La storia è ambientata a Pavia, sul finire del 700 (non del '700 proprio il 700). La città non si chiama ancora Pavia ma Ticinum, ed è flagellata dalle famigerate nebbie che coprono la pianura padana tra ottobre e dicembre. Solo che queste nebbie nascondono dei mostri, esseri umani ritenuti peccatori che, inspirando la nebbia, si trasformano in demoni in Terra che delle suore con particolari poteri devono uccidere. E qui sorgono i miei primi dubbi: chi lo decide che questi sono peccatori? Come funziona la nebbia? Che cosa fa trasformare comuni esseri umani in mostri? Da dove arrivano i poteri delle suore? Da Dio, certo, ma perché le suore ce li hanno mentre frati, preti e i semplici fedeli no? E qui arriviamo a un grande nodo della vicenda: alle monache basta dichiarare un versetto della Bibbia ad alta voce e succedono delle... cose. Non si capisce bene cosa, come succeda o peggio ancora perché, ma succedono delle magiche magie. A parte alcune cose logiche, le altre sono lasciate al caso e non vengono mai spiegate.Le monache sono specializzate in branche diverse di "magia" (e scrivendo questa cosa mi viene abbastanza da ridere, perché se delle Spose di Cristo avessero saputo usare la magia in quel periodo nella relatà probabilmente sarebbero state bruciate -sì, lo so che le più grandi cacce alle streghe sono avvenute molto dopo, intorno al '600, però oddio, vostro onore, non credo che la stregoneria fosse bene accetta a prescindere), dicevo che le varie suore sono specializzate in branche diverse della magia, magia curativa, di difesa, di attacco e di supporto, qualsiasi cosa voglia dire, per questo vengono divise in squadre piccole, che devono legare e funzionare come se fossero un corpo solo. Peccato che poi Adelca, la protagonista, finisca per gettarsi a capofitto nelle situazioni pericolose per conto suo perché non vuole compromettere la squadra. MA ALLORA PERCHÉ TI SPENDI TANTO A ELOGIARE LE TUE CONSORELLE SE POI NON LASCI CHE TI AIUTINO? Scusate, sono calma, ma non tollero le forzature logiche. E in questo libro ce ne sono parecchie. Un'altra cosa che non tollero, e che in questo libro abbonda, sono le ripetizioni (e le descrizioni forbite per esprimere concetti semplici): la protagonista ha due tratti in croce, la rabbia e l'amore per Wisegarda, una consorella con cui si sollazza di tanto in tanto. Il che non è sbagliato, di base, non sono un'esperta a riguardo ma suppongo ci fossero tantissimi religiosi che non rispettassero il voto di castità, soprattutto all'epoca, ma da lì ad ammazzare una serva che ti scopre e andare a scopare con "l'amata" (termine che sono arrivata a disprezzare visto il quantitativo spropositato di volte che è stato utilizzato) nella stanza accanto, lasciando il cadavere in soggiorno passa tantissima acqua sotto il ponte. Per quanto riguarda la rabbia, l'altra caratteristica di Adelca, non c'è molto da dire. Semplicemente, per il punto in cui sono arrivata io, non ha chissà quanta ragione di esistere.
La nota positiva, oltre a una grammatica usata correttamente (sembra stupido ribadirlo, ma di questi tempi niente è scontato), è una ricostruzione storica studiata in maniera logica e coerente, il vero punto di forza della storia, a mio parere.
Purtroppo questa è stata una delle letture più deludenti del 2025, mi dispiace che non mi sia piaciuto, ma avevo totalmente travisato questo libro. Capisco perché altri possano averlo apprezzato, ma non è proprio il mio.
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