![]() |
Ai due opposti del mio personalissimo spettro di esperienze accumulate leggendo ci sono estremi: da una parte c'è l'euforia che provo una volta finito un libro è piaciuto a tutti meno che a me (se ce la fa questo libro, ad essere apprezzato dalla gente, allora anche io -scribacchina da strapazzo- ho qualche speranza di farcela); dall'altra parte c'è la vergogna di aver mai provato a imbrattare qualche pagina quando mi trovo di fronte a un piccolo capolavoro.
In che categoria rientra Stilleven? Non ve lo dico subito, così dovete leggere tutto per scoprire cosa ne penso di questo romanzo (anche se, capitando qui da Goodreads, potreste aver intuito cosa ne penso).
![]() |
Facendo qualche ricerca, ho scoperto che la parola Stilleven, che dà il nome al paese in cui è ambientata la storia, esiste davvero: è olandese, significa "natura morta". Le premesse ci sono tutte, devo dire. Il nome Netere invece è più incerto: esiste in olandese (significa "più raffinato") ma non so se la parola è stata usata con quell'accezione o se c'è qualche altra traduzione.
La trama segue le vicende di Prank, Nihil, Neet e Ciocci, un gruppo di amici che si ritrova a dover salvare il mondo da un gruppo di entità che, da Nulla, vogliono farsi Materia. La simpatica mascotte del gruppo è Naurava, un piccolo pezzetto di Nulla che vuole ritrovare suo fratello e l'altro compagno con cui è arrivato sulla Terra. Naurava è una Risata Infinita; è il concetto stesso di risata e si lega a Neet perché, a suo dire, sono "simili": grazie alla loro simbiosi, Naurava vuole aiutare i quattro amici a salvare la loro realtà e in cambio chiede soltanto di ritrovare i suoi compagni. Il problema? Il fratello di Naurava è intrappolato in una torre impenetrabile, la torre Backgammon, la sede di una setta. Il fondatore di questa setta, Gammon (al secolo Arthur Lachlan) è praticamente un fantasma, nessuno lo vede più da anni, più precisamente da quando il papà di Prank è sparito, e per gli abitanti di Stilleven che non aderiscono al suo culto pronunciare il suo nome è praticamente una bestemmia.
Facciamo meglio la conoscenza dei nostri protagonisti. Prank e Nihil sono l'intelligenza emotiva del gruppo, leggono tantissimo e sanno cose a pacchi, sono quel tipo di persone che saltano su in un momento di silenzio e ti sbrodolano addosso ogni informazione che passa per la loro testa e che magari a te manco interessava, ma lo fanno in modo così coinvolgente che ti ritrovi ad ascoltarli con trasporto sperando che non smettano mai di raccontarti storie. Prank in particolare è il leader del gruppo, sa sempre cosa fare e quando farlo, mentre Nihil, l'unica ragazza, è la cantastorie, è empatica, vive un po' nel suo mondo ma vuole bene ai suoi amici più di quanto ne vuole alla sua famiglia (che fa parte della setta di cui accennavo prima): anche se finisse il mondo lei sarebbe contenta, perché passerebbe i suoi ultimi momenti accanto ai suoi amici più cari, alla gente che ha scelto di stare accanto a lei e accanto a cui lei si sente bene.
Neet è l'intelligenza più pratica del gruppo: gli piace pescare, cacciare, sa come muoversi nel loro piccolo mondo perfetto, senza capitalismo e in cui i contatti con l'esterno sono ridotti ai minimi termini. Per questo Naurava decide di legarsi a lui, perché in fondo sono simili, loro due. Ma, allo stesso tempo, sono agli opposti. Uno è risata perpetua, è nella sua natura e, anche nei momenti di maggior tensione, non può fare altrimenti che ridere; l'altro è un adolescente che deve ancora capire come funzionano bene le sue emozioni. Vuole bene ai suoi amici, anche se a volte litiga con Prank per decidere chi debba guidare il pubblico e spesso gli escano battute infelici, dette in buona fede per risollevare il morale di Nihil e Ciocci, ma non sempre dette col tono e al momento opportuni. È a Neet che è affidata la guida del gruppo nel momento in cui si trovano al di fuori della città: lui conosce la natura come nessun altro, anche grazie al tempo che ha speso con lo zio Nikolai. E mette una tristezza infinita scoprire il motivo per cui si è auto-attribuito il soprannome con cui noi lettori lo conosciamo (Neet è un acronimo che letteralmente significa "né-né" e può essere tradotto come "buono a nulla").
E dulcis in fundo c'è Ciocci, il piccolo, tenero, dolce, empatico Ciocci. Lui è il collante del gruppo, la persona più empatica di tutti. Rassicura gli amici con la sua sola presenza, e nonostante sia un fifone che alla prima occasione buona si rifugia tra le braccia di Prank o di Neet, non li abbandona mai. Certo, a volte capita che suggerisca di andarsene, ma non va mai contro le decisioni del gruppo: se la maggioranza decide di proseguire, lui prosegue col coraggio di un leone, nascosto nel suo piccolo corpicino in sovrappeso. Lui, il più piccolo del gruppo, è anche il più determinato affinché tutti vadano d'accordo e la missione si svolga nel modo più scorrevole possibile. E la cosa più tenera è che lui percepisce i suoi amici come più coraggiosi di lui perché sono i primi a mettersi in gioco quando affrontano una situazione molto difficile, ma non si rende conto fino a un certo punto che lui è tanto coraggioso quanto loro perché è lì con loro nonostante tutto, nonostante sia un bambino (non che Nihil, Prank e Neet siano degli adulti, anzi, tutto il contrario, ma hanno quell'età in cui qualsiasi sfida stuzzzica la loro attenzione e hanno coraggio da vendere). Ed è l'unico tra i suoi amici ad avere un soprannome normale, una storpiatura infantile del suo vero nome, Francisco. Anche se non vive con delle figure genitoriali nel senso biologico del termine (suo papà è morto che lui era poco più che neonato mentre sua mamma si è unita alla setta di Gammon) ha un nonno che gli vuole bene, una sorella con cui va d'accordo e una serie di parenti (condividono lo stesso cognome ma può essere, da quello che ho capito, che non condividano la stessa genetica) che vivono sotto il suo stesso tetto, quindi si può dire che è quello tra tutti che sta affrontando l'infanzia nel modo più sereno possibile (Prank, il cui soprannome significa "scherzo" è cresciuto senza un padre, Nihil -"nulla" in latino- non ha genitori -si sono entrambi uniti a Gammon- e Neet, nonostante abbia un nonno e uno zio che gli vogliono bene e che ama, viene ritenuto da quest'ultimo uno che non combinerà mai niente nella sua vita).
Stilleven è un romanzo di formazione un po' fuori dagli schemi, in cui i quattro piccoli protagonisti, salvando il loro mondo, tornano ad appropriarsi del loro nome che gli adulti, non prendendoli sul serio, li avevano "costretti" ad abbandonare, convincendoli che fossero di poco conto, scherzi o buoni a nulla. È un romanzo in cui la speranza è condita con il solito retrogusto amarognolo che accompagna ogni vicenda umana, in cui tocca ai bambini rimediare ai disastri delle generazioni precedenti, instaurando legami profondissimi, che vanno oltre quelli del sangue e per diventare davvero adulti e superare le proprie paure bisogna lasciare da parte qualcosa, qualcosa che ci caratterizzava e ci dava conforto, ma che è il pegno da pagare per aver compiuto per questo importantissimo tratto di strada.
Come dicevo, il finale è amaro, come lo è la vita adulta nella nostra quotidianità: spesso ci si perde di vista e non ci si frequenta più con la stessa assiduità di un tempo, ma sono le piccole cose (spesso invisibili ma lasciano comunque un segno) che fanno percepire la vicinanza con gli amici, nonostante le barriere fisiche.
Ora sediamoci uno di fronte all'altro: io e te che stai leggendo quest'articolo. Guardami dritto negli occhi e dimmi, con delle premesse del genere, questo libro poteva non piacermi? Con dei personaggi così complessi eppure così semplici, come avremmo potuto essere io e te a quindici anni, potevo non emozionarmi? In un mondo governato dai tropes e dalle vibes (termini che io disprezzo con ogni fibra del mio corpicino carburato a rancore), trovare un libro con (finalmente!) un po' di sostanza poteva lasciarmi indifferente? Se io e te ci conosciamo almeno un po', allora sai già le risposte a queste domande. Se invece non ci conosciamo e questo è il mio primo articolo che leggi, spero comunque che tu possa intuire quanto questo libro mi sia piaciuto, la ventata d'aria fresca che ha rappresentato in questo anno di letture (e in generale nella mia esperienza di lettrice).
A me non rimane altro da dire; a te resta un'unica cosa da fare: correre a comprare questo libro, leggerlo e goderti il viaggio. E io un po' ti invidio, perché avrai l'occasione di leggerlo per la prima volta e di lasciarti sorprendere da questo piccolo capolavoro.
"𝘏𝘰 𝘪𝘮𝘱𝘢𝘳𝘢𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘷𝘢 𝘣𝘦𝘯𝘦 𝘥𝘪𝘳𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘥𝘪 𝘴𝘣𝘢𝘨𝘭𝘪𝘢𝘵𝘰 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘵𝘢𝘯𝘵𝘰, 𝘦 𝘷𝘢 𝘣𝘦𝘯𝘦 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘪𝘯 𝘴𝘪𝘭𝘦𝘯𝘻𝘪𝘰. 𝘌 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘪 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘰𝘯𝘰 𝘣𝘦𝘯𝘦, 𝘦 𝘢 𝘤𝘶𝘪 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘣𝘦𝘯𝘦, 𝘯𝘰𝘯 𝘤𝘪 𝘥𝘦𝘷𝘰𝘯𝘰 𝘴𝘱𝘪𝘦𝘨𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 - 𝘧𝘪𝘯𝘤𝘩é 𝘯𝘰𝘯 𝘴𝘦 𝘯𝘦 𝘢𝘱𝘱𝘳𝘰𝘧𝘪𝘵𝘵𝘢𝘯𝘰."

