Ciò non significa che non sia riuscita ad apprezzarla comunque (soprattutto i miglioramenti nello stile dell'autrice. So che col tempo maturerà abbastanza esperienza per fare cose grandi). La trama segue i più classici tropi dei romanzi d'avventura: pov alternati, prima persona (ho apprezzato particolarmente la scelta del tempo passato, che aggiunge più realismo alle vicende dei protagonisti), magia, con uno sfondo realistico che rende le storie più vicine soprattutto ai lettori più giovani.
Per una questione di affinità, il mio personaggio preferito è Cheshire: è il più maturo della combriccola di scappati di casa (da leggere con tono affettuoso), quello che si pone più dilemmi e con cui mi sono sentita più in sintonia (e poi è un mezzo drago, come faccio a non volergli bene?).
Apprezzo molto la sensibilità con cui sono stati trattati alcuni temi "delicati", come il poliamore (perché a noi ♭il triangolo no! non l'avevo consideratooooo♭non piace: a noi piace il "why not both?"), i rapporti familiari più "scomodi", la found family (perché la famiglia non è solo quella che ti cpita, ma soprattutto quella che ti scegli) o ancora l'appartenenza a una o più specie magiche (discorso più che mai attuale, se si toglie la magia e si trasporta il discorso su un piano più concreto), ma per un gusto personale avrei preferito che il romanzo fosse un po' più lungo e in cui gli argomenti venissero trattati con più calma.
Spesso si casca, oltretutto, nell'errore in cui incappano molti esordienti: l'effetto "lista della spesa". L'avevo già detto per un'altra recensione, ma ripetersi non fa mai male (non che io abbia qualcosa da insegnare a uno scrittore, sia chiaro, ho una grandissima stima per chi riesce a mettere in fila le parole per formare un romanzo, per quanto breve). Nelle descrizioni si tende spesso a fare un elenco di azioni fin nel minimo dettaglio: mi sveglio, mi giro, mi alzo, mi lavo, mi vesto, esco, cammino, vado dal punto x al punto y, parlo con Tizio, saluto Caio, eccetera (oltre a qualche svista in alcuni verbi, per esempio l'uso di "sentì", terza persona singolare, al posto di "sentii", prima persona singolare). Però questo rientra in tutte quelle cose che, come dicevo prima, l'esperienza può risolvere.
Questo è un libro che, a modo suo, è molto "confortevole" per un gruppo di adolescenti, esplora le loro emozioni e li trasporta in atmosfere diverse, in modo sorprendentemente simile ai libri che leggevo io quando ero un'adolescente che si credeva "diversa da tutte le altre" per il solo fatto che le piacesse leggere (come se non fosse una competenza di base che si impara in prima elementare). La me di dieci/tredici anni fa l'avrebbe sicuramente apprezzato ancora di più (ragion per cui questo romanzo ottiene il premio cuoricino di Marty -ideato su due piedi in questo momento- che si aggiudicheranno tutti i libri che da adolescente mi sarei divorata con gusto).