Questo libro lo puntavo da tanto, già da quando ero adolescente. Eppure, se l'avessi letto da adolescente, questo libro non l'avrei capito.
Non che adesso sia tutta questa cima di donna con un trascorso infinito di esperienze alle spalle e un bagaglio culturale immenso.
Però qualcosa, nella mia miserabile esistenza, l'ho imparato (lo sto imparando): la vita è inclemente, e aspettare (sperare) che le cose cambino senza fare niente per cambiarle, aspettando un nemico immaginario (o forse no?) in grado di stravolgere le vite di chi non sa che fare della propria esistenza non è il modo migliore per condurla.
Il deserto dei Tartari parla della vita in una fortezza, in cui si vive nella speranza che i Tartari arrivino e scatenino una battaglia, rendendo di fatto utile l'esistenza della fortezza e la presenza dei soldati al suo interno.
Il protagonista è appena stato promosso a tenente, ma non vuole restare alla Fortezza a cui è stato assegnato: appena vi pone piede si informa su cosa deve fare per andarsene. Il superiore con cui parla riesce a convincerlo a restare quattro mesi, ma alla prima visita medica può anche andarsene, beninteso *wink wink*.
Prima passano i quattro mesi, poi un paio d'anni, e alla prima licenza, Giovanni (questo è il nome del protagonista) torna a far visita al suo paese. Sua madre è invecchiata, il suo sonno s'è fatto pesante e non si rende nemmeno conto che suo figlio è tornato a casa tardi da una festa. La sorella del suo migliore amico, con la quale sperava di sposarsi, è diventata praticamente un'estranea e le conversazioni con lei languono dopo uno scambio di convenevoli. Anche con gli amici di una vita non si riesce a intavolare un dialogo spensierato come prima. A Giovanni non è rimasto niente da fare nel paese, l'unico conforto è nella Fortezza.
E così gli anni diventano sempre di più fino ad arrivare a trenta, trenta lunghi anni in cui Giovanni non fa che aspettare che i Tartari arrivino, e ogni volta che sembrano sul punto di arrivare si rivela essere un falso allarme. E l'attesa si protrae.
Poi arriva la malattia, e quando i Tartari sembrano finalmente arrivati, Giovanni è costretto a lasciare la Fortezza per andare a curarsi in città. In città però non ci arriva mai: morirà in una locanda a metà strada, affrontando la Morte come un nemico in battaglia, con lo stesso coraggio di un soldato, forse pure di più.
"Il deserto dei Tartari" è un romanzo che ci prende per mano e ci trascina nelle lande desolate della vita umana, racconta l'esistenza umana ai malcapitati lettori che si fermano a farsela raccontare.
E volenti o nolenti ci ritroviamo a riflettere sulla nostra vita.