Finalmente ho l'opportunità di parlare di questo romanzo e voi non avete idea (non. avete. IDEA) di quanto sono contenta di averlo finalmente recuperato.
Sono contenta innanzitutto perché la saga in generale non si basa sul presupposto che i lettori (soprattutto le lettrici più giovani) siano dei totali cretini a cui bisogna parlare in termini semplici, riducendo la trama all'essenziale e i personaggi a un aggettivo solo. Questa è una saga fantasy young adult come non mi capitava di leggerne da un po', che mescola un worldbuilding diverso dal solito (per una volta non ci sono le fatine irlandesi che fanno cose zozze con la povera malcapitata di turno cinque minuti dopo averla conosciuta) a una trama solida che viene ulteriormente approfondita in questo secondo volume. Vasja è una protagonista testarda, che sbaglia credendo di fare la cosa giusta, com'è per la stragrande maggioranza degli adolescenti. Mettetevi la mano sulla coscienza e ditemi che non vi è mai capitato di fare o pensare una cosa che poi si è rivelata essere sbagliata, ma che vi è servita per crescere e diventare persone migliori. E ditemi che non è frustrante quando, invece, avete preso una decisione giusta ma nessuno vi ha dato retta solo perché eravate troppo piccoli o altro, anche se avevate ragione voi.
Ed è frustrante (in senso buono), per il lettore, conoscere la verità ma vedere i personaggi reagire in maniera coerente con il contesto in cui sono immersi.
Il vincitore morale della storia, per quanto mi riguarda, continua a essere Saša, che quando riesce supporta la sorella nelle sue follie suicide e accetta che lei sia diversa da tutti gli altri (una cosa molto Mary Sue da dire, me ne rendo conto, ma in questo volume ha senso, giuro): è un monaco ma è anche un guerriero (una combinazione agghiacciante ma di nuovo coerente con il contesto storico in cui è ambientata la storia), è un uomo di Dio a cui hanno rivelato che ciò in cui crede a livello spirituale non è l'unica realtà esistente, e deve imparare a farci i conti. Un po' più rigida, paradossalmente, è Ol'ga, che vive tutelata nella sua torre insieme ai suoi figli e allo stuolo di cortigiane e di servitori e fa fatica ad accettare qualsiasi cosa non sia tangibile dai sensi.
Nella recensione del primo volume, a un certo punto facevo una riflessione che riporto qui di seguito:
Ma non si tratta solo di uno scontro Natura-Umanità, è uno scontro della Natura contro se stessa, il bene contro il male, la stabilità contro l'evoluzione che rischia di far collassare un sistema già precario.
Se nel primo libro le macrostrutture potevano essere ridotte a questa polarità, a questo giro le parti si invertono. Sono gli esseri umani a combattere gli uni contro gli altri in una guerra di ideologie in cui vince chi è in grado di urlare più forte le sue superstizioni intortando con le sue bugie melliflue il maggior numero possibile di creduloni.
Questo libro ha un difetto solo: mi ha fatto venir voglia di approfondire l'argomento "folklore russo", e non so come farò a incastrarlo nella marea di cose che ho da fare.
L'unica pecca oggettiva è che la traduzione italiana è drammatica in alcuni punti e appena tollerabile in altri. Ma ormai ho perso le speranze di trovare traduzioni semi decenti (anche se più che altro temo che il problema sia anche dovuto a una scarna correzione di bozze, che ho scoperto essere un lavoro che si vogliono accollare in pochi), quindi mi sa che mi butterò esclusivamente sulla lettura di libri in originale.
