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Questo post avrei potuto intitolarlo "storia di come Marty aveva scritto più di mezzo articolo e poi l'ha cancellato per impostarlo in un altro modo", ma sarebbe stato troppo lungo.
Nella bozza che avevo già scritto, all'inizio attaccavo il solito pippone sul perché ho deciso di sproloquiare su questo argomento, ma poi ho deciso che non era così importante. Non mi interessa e suppongo che non interessi nemmeno a voi sapere cose già note su video pubblicati sui social che hanno attirato critiche basate sul nulla e quant'altro, quindi vorrei focalizzarmi su altro.
Gli esseri umani raccontano storie da sempre. Prima tramite dipinti rudimentali sulle pareti delle grotte, poi tramandandosele oralmente, infine leggendole o vedendole trasposte su pellicola. All'inizio magari era solo una pura questione di insegnamento, vedere come si poteva cacciare un mammut in gruppo o anche solo banalmente sapere che se sei cattivo farai arrabbiare un'entità soprannaturale che vive in cielo; in tempi più recenti la questione si è fatta un po' più complessa: la scuola pubblica è diventata accessibile a tutti, anzi è addirittura obbligatoria (con tutti i problemi del genere, ma non aprirò qui il discorso su quanto spesso il sistema scolastico soprattutto qui in Italia sia inadeguato alle esigenze del singolo studente e tenda a generalizzare un po' troppo il suo piano di studi), quindi le storie non sono diventate più una mera questione di apprendimento. La "morale della favola" è importantissima, per carità, ma non è più la cosa più importante. Accanto, c'è la componente "intrattenimento". In questo mondo sempre più globalizzato, anche grazie all'uso dei social, vogliamo divertirci, svagarci, staccare il cervello dai problemi della nostra società (e soprattutto negli ultimi tempi non sono pochi).
Gli esseri umani raccontano storie da sempre, ed esistono su questa roccia fluttuante nel nulla da milioni di anni. Quindi un autore che si approccia alla scrittura nel 2025, con tutto questo bagaglio di Storia a pesargli sul groppone, può aspirare a essere originale?
Giulia Calligola, nella sua introduzione al romanzo "il giudizio di Persefone" esordisce con una frase lapidaria: "rivisitare una storia conosciuta è molto più complesso che crearne una da zero", per proseguire poi più avanti dicendo che "il bello dei miti è [che] vengono raccontati da così tanto tempo perché funzionano; sono tanto simbolici ma anche tanto adattabili ad ogni tipo di mentalità ed epoca [...]".
E secondo me la chiave dei retelling sta tutta qui: trovare un messaggio in una storia antica, già nota, che può essere ampliato, riscritto. Il bello dei retelling è che partono da una base conosciuta per veicolare un messaggio diverso dal solito pur raccontando una storia già conosciuta. Che in buona sostanza è esattamente quello che succede anche coi romanzi "originali": sfruttano degli archetipi che esistono dall'alba dei tempi per arrivare a un punto clou, una morale che viene raggiunta. Quello che cambia è come viene raggiunta.
L'odio per i retelling secondo me nasce sui banchi di scuola. Lì i libri vengono fatti entrare in due categorie: i classici immortali, i libri belli oltre ogni possibile dire dei quali non si può dire nemmeno una sillaba negativa, e tutti gli altri. In "tutti gli altri" rientra la qualunque; a parte forse una breve parentesi che viene fatta alle medie sui vari generi letterari, qualsiasi altro tipo di libro viene snobbato in favore di autori morti almeno un secolo fa e dei quali la recensione è sempre, indiscutibilmente, "questo libro (ma al posto di libro potete metterci anche poema, componimento o qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente, NdR) è bellissimo", seguito da pipponi sulla metrica, sulla scelta di una parola rispetto a un'altra e nozioni inutili sulla vita dell'autore che gli studenti si saranno dimenticati il secondo dopo che l'interrogazione sarà finita.
Anzi, io sono qui per fare l'avvocato del diavolo: se leggessimo alcuni libri senza il pregiudizio che ci viene inculcato a scuola, troveremmo la maggior parte dei suddetti noiosa. Oltre al fatto che leggeremmo molto di più e molto volentieri. Non sono qui a dire che la scuola sia responsabile del fatto che in Italia il 30% dei lettori legge solo qualche volta l'anno (e i lettori forti sono di conseguenza meno), però ho perso il conto delle persone vicine a me, in periodo scolastico, che mi hanno detto "mi piacerebbe provare a leggere, ma la scuola mi ha fatto passare la voglia".
Gli autori quindi sono tenuti a essere originali? No. Nessuno lo è, nessuno lo è mai stato. Gli stessi miti greci ci sono pervenuti in molte versioni diverse, e io continuerò a considerare l'Orlando Furioso il primo retelling che può essere considerato tale, nonché seguito dell'Orlando innamorato di Boiardo.
Ma ora arriviamo alla parte divertente: io sono qui invece per consigliarvi dei titoli che vi facciano cambiare idea se pensate che i retelling siano solo dei porno di bassa qualità scritti da gente con poche idee che non abbia idea di come si scriva un libro... ma ci sarà spazio anche a qualche critica al genere, perché il contraddittorio in queste situazioni è fondamentale.
Il primo titolo che mi sento di consigliarvi è ovviamente la dilogia di Engaged, quella che ha dato il via al mio sproloquio che ora siete costretti a leggere (e senza quel video in cui la consigliavo in quanto "Rodrigo è innamorato di Renzo e Lucia è una strega", probabilmente la mia vita adesso sarebbe leggermente diversa). In maniera un po' più seria, di questa storia posso dirvi che sono coinvolti angeli, demoni, una macchina metafisica alimentata dalla magia, lupi mannari e una cura nei dettagli filologici e storici della vicenda che mi ha commossa. Il tutto riesce a mescolarsi bene alla trama avvincente che riesce a reggere bene il ritmo e a tenere chi legge incollato alle pagine (qui vi lascio la recensione del primo volume e qui quella del secondo).
Ovviamente se si parla di retelling non si può non citare "Il giudizio di Persefone" e "Lore Olympus", rispettivamente un romanzo e un web comic incentrati sul mito di Ade e Persefone. Il primo in particolare è una diretta conseguenza del secondo, quindi a un livello superficiale la trama potrebbe sembrare la stessa, ma se Lore Olympus prende una trama parecchio cupa con il potenziale ritorno di Crono a scompigliare le carte (non mi sono dimenticata, tra l'altro che devo scrivere la recensione alla terza stagione, con una lentezza esasperante sto finendo di leggere il fumetto quindi prima o poi arriverà. Non so quando ma arriverà), il giudizio di Persefone invece si concentra di più sull'aspetto giuridico della vicenda e accenna ad altri miti come quello di Orfeo ed Euridice, con due novelle a corollario che approfondiscono ulteriormente dei personaggi secondari che nel romanzo principale non avevano spazio per essere inseriti più di tanto.
Una saga che ricordo sempre con piacere è quella di "parole di luce" di Joanne Harris incentrata sulle leggende nordiche: il mio amore per la mitologia norrena (che in futuro approfondirò senz'altro) è nato tra quelle pagine, e se Loki è una delle mie divinità preferite lo devo sicuramente a quei libri ("Il canto del ribelle" è una vera e propria chicca, ho scoperto di recente che è uscito anche un seguito e lo recupererò al più presto); mentre se è il folklore russo che vi interessa allora c'è "l'orso e l'usignolo", primo volume di una trilogia che voglio assolutamente continuare (ho una voglia matta di continuare questa serie, nel frattempo qui trovate la mia recensione) che riprende una leggenda di quelle terre brulle e gelide.
Aprendo la parentesi "Good Omens" si tocca un tasto dolente per le vicende che hanno coinvolto uno degli autori, ma se vogliamo basarci solo sull'aspetto artistico della questione, questo è un must have per gli appassionati del fantasy. E sì, io lo considero un retelling. Se tu prendi una storia già esistente in cui gli eventi e alcuni dei protagonisti sono chiamati nello stesso modo, ma vengono aggiunti altri personaggi nuovi, io lo considero un retelling in piena regola.
Spesso se sentiamo la parola "retelling" pensiamo alla mitologia greca, perché libri tipo "la canzone di Achille", "cantami o diva" e quant'altro hanno segnato (e continuano a segnare) una pagina molto importante della letteratura contemporanea (nel bene e nel male), ma non sono il solo tipo di riscrittura che esiste. Una delle letture più recenti che ho affrontato infatti riprende la fiaba di Andersen "La piccola fiammiferaia" e la riscrive in chiave moderna, trattando il delicatissimo tema della salute mentale e di come spesso preferiamo girarci dall'altra parte piuttosto che affrontare il dolore psicologico di chi ci sta accanto. Sto ovviamente parlando di "cinque fiamme azzurre" di Marta Pesci, anche di questo trovate già la recensione sul blog a questo link. Dico solo che ho pianto anche solo scrivendo l'articolo, cosa che mi succede raramente per non dire mai.
Un romanzo che a me personalmente non ha fatto impazzire ma che comunque vi consiglio perché non si sa mai che possa trovare il suo pubblico è "L'ora dei dannati" di Luca Tarenzi: a me non è piaciuto perché ho trovato lo stile prolisso e iper-descrittivo (nel senso che per descrivere una cavolo di parete di roccia venivano impiegate una cosa come due righe e quattro aggettivi) però mi rendo conto che la storia di base è interessante e anche se io non sono riuscita ad andare oltre il primo volume mi rendo conto che a molti potrebbe interessare; gli stessi problemi, più o meno, li ho constatati anche in "L'uncino di Pan" di Franz Palermo: l'idea di riscrivere la storia di Peter Pan dal punto di vista di Uncino, spiegando le motivazioni per cui è diventato il cattivo della storia, era un'idea a mio parere ottima, ma sviluppata non al meglio delle sue possibilità, secondo il mio gusto personale. Si perde troppo tempo con lo show don't tell, deviando la trama dal suo focus principale e riducendolo di fatto alla seconda metà del libro e dilungandosi troppo nelle descrizioni delle sensazioni laddove la trama avrebbe esatto dei passaggi più asciutti e veloci.
Ovviamente l'argomento sarebbe molto più ampio (mi piacerebbe, per esempio, aprire l'argomento delle fan fiction, che a loro modo riscrivono un canone noto, spesso tappando dei buchi che si sono creati nella storia principale, magari ne parlerò in futuro, troverò un modo di discutere l'argomento senza dire cose senza senso) e temo che non possa essere sviscerato in un solo articolo, quindi probabilmente ci tornerò sopra in futuro, quando avrò avuto più tempo per approfondire meglio la questione e avrò letto ancora più libri da potervi consigliare o di cui potervi parlare male.
Quindi, le mie conclusioni (che alla fine sono un po' le stesse che avevo già detto nello speciale dell'anno scorso) sono: gli autori non sono tenuti a essere originali, non ci sono dei libri che sono meno validi di altri solo perché appartengono a un dato genere. Esistono libri scritti bene e scritti male, e i retelling sono tanto importanti quanto tutti gli altri, lo trovo molto riduttivo pensare che tutti siano scritti male solo perché una volta magari avete letto un libro brutto.

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