Anna ha un fidanzato, che la ama nonostante i rotolini "di troppo" che le circondano i fianchi, che però non ha sempre tempo per lei. Deve dipingere, concentrarsi sul suo sogno.
Anna ha un'amica, Vittoria, che però è fidanzata e non sempre ha tempo per lei. È Manuel la sua priorità e anche la sua carriera universitaria.
Anna ha una mamma che la supporta sempre nonostante tutto. È stata la fan numero uno dei suoi capelli azzurri, ha pregato per lei insieme alla nonna malata di Alzheimer e sicuramente la supporterebbe anche sapendo che è stata licenziata dal suo lavoretto al doposcuola, se solo Anna volesse confidarsi con lei. Ma Anna non lo fa, non vuole caricarla di un ulteriore peso, con tutti i pensieri che ha già.
Anna ha un sogno: diventare insegnante. E ha anche la possibilità di realizzarlo: è stata contattata da una scuola privata e il colloquio è andato bene, nonostante la domanda difficile che le sia capitata.
La vita è incrinata, e il colpo di grazia le viene dato, il giorno del suo compleanno: vorrebbe festeggiarlo insieme alle persone a cui vuole bene, ma la mamma è lontana, ha litigato con Gian e Vittoria le dà buca all'ultimo. La ciliegina sulla torta è il risultato del concorso: Anna scorre i nomi con avidità per scoprire che è arrivata ultima. Le sue speranze si sono sbriciolate di colpo sotto ai suoi piedi. Esce di casa, va nel suo posto preferito di Milano, ai Navigli, sale su un ponte e si sporge.
Anna si suicida. Ha perso ogni ragione di vivere, l'aggancio di Gian per diventare un artista affermato ha realizzato un'installazione di arte contemporanea di una sirena che palesemente ha le sue fattezze ed è legata a un cappio, il suo fidanzato la ignora, la sua migliore amica la trascura e il lavoro va male.
Anna viene vista da un gruppo di ragazzi che però non hanno fatto niente per salvarla, nonostante avrebbero potuto sporgersi e afferrarla.
Anna è morta. Si ritrova sotto forma di spirito incorporeo ad affrontare cinque fiamme di cinque persone che sono state importanti per lei: il fidanzato, la migliore amica, la mamma, il datore di lavoro e la nonna. Cinque fiamme che illuminano il suo cammino verso mondo dei morti e della pace eterna: cosa ci sarà dopo non è dato saperlo, la fede in un oltretomba in cui l'anima vive per sempre oppure nel nulla cosmico sta al lettore; l'importante è il viaggio che porta Anna a capire che in realtà non era sola come pensava e a chi rimane in vita a porsi delle domande. Avrebbero potuto aiutare Anna, se lei si fosse aperta? I segnali c'erano stati e loro non sono stati in grado di coglierli? E se il giorno del suo compleanno le avessero organizzato la festa che si meritava? Se le fossero rimasti accanto quando lei aveva più bisogno di loro? Se non l'avessero licenziata proprio in uno dei momenti in cui era più fragile?
Ma in tutto ciò la luce più luminosa è quella della nonna: alla nonna si può dire tutto senza paura che ti giudichi, la nonna non avrà mai parole cattive da rivolgerti e anche quando ti dà degli insegnamenti di vita lo fa nella maniera più genuina possibile, non come un rimprovero, ma come un suggerimento di una persona che ha vissuto più a lungo di te e di difficoltà ne ha accumulate un discreto bagaglio. Perché nei momenti bui, la nonna è sempre la nonna.
Questo libro è stato definito una riscrittura della"piccola fiammiferaia" in chiave moderna, perché la protagonista si affanna per cercare di far capire a chi le sta intorno che sta male, ma chi le sta intorno lo capisce solo quando è troppo tardi e cerca di mettere una pezza alla situazione, e io non posso che essere d'accordo. Oltre ai parallelismi evidenti, come la presenza delle fiamme e la figura importantissima di una nonna con cui la protagonista affronta il viaggio verso la morte più "definitiva", la fiaba di Andersen mi ha sempre riempito di tristezza, da bambina, quando me la leggevano, mi chiedevo come la gente potesse essere così insensibile davanti a una persona che stesse così evidentemente male, ma con "cinque fiamme azzurre" e la mia mentalità da "adulta" ho finalmente realizzato che il malessere di chi ci circonda non è quasi mai così palese, è vero, ma ci sono dei segnali che sta a noi cogliere.
Come mi accadeva con "la piccola fiammiferaia", anche qui ho avuto il magone a più riprese, per poi scoppiare definitivamente a piangere sul finale, perché quando si parla di nonni ho il cuore di panna e non riesco a trattenere i lucciconi agli occhi.
Un paio di difettucci piccoli piccoli che mi vergogno quasi di menzionare, perché questo libro è bello bello. Alcune frasi nella seconda metà sono un po' contorte e ho dovuto rileggerle più volte per riuscire a capirle. E poi c'è Alberto, il datore di lavoro di Anna, che in un paio di occasioni diventa Antonio.
E basta, io non ho niente da aggiungere. Sono in una valle di lacrime anche solo scrivendo la recensione e so che queste poche parole sconclusionate non hanno saputo rendere appieno giustizia a questo libro, ma spero di avervi comunque fornito delle basi per stuzzicare la vostra curiosità e andare a leggere questo libro immediatamente.
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