venerdì 31 ottobre 2025

“La caccia del wendigo”, di Marco Romani

 

AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Basta, recensione finita, ciao a tutti. Leggete questo libro, è bello.

Ovviamente scherzo. Che burlona che sono...

Grazie Marco, grazie Delrai per avermi chiesto di collaborare per la lettura di questo romanzo, sono troppo emozionata. Ero emozionata anche prima di leggerlo, quando mi è stato molto timidamente chiesto "ti andrebbe di leggere in anteprima il Wendigo?"; lo ero anche prima che mi venisse proposta la collaborazione, vedendo la passione con cui l'autore ne parlava e vedendo quanto ci teneva che il lavoro venisse fuori fatto bene. È venuto bene? (Spoiler: sì.)

Di solito quando mi approccio all’horror ritengo il mio cervello più “forte dei miei occhi”… o viceversa, è una cosa che faccio molta fatica a spiegare. Se guardo un film è più facile che mi inquieti, i jump scare mi devastano, per quanto prevedibili, la vista di dosi eccessive di sangue mi danno il voltastomaco. Coi libri è più difficile che mi succedano queste cose, riesco a essere più “passiva” e a lasciarmi scorrere addosso certe scene con più semplicità.

Ma questo libro, questo libro (!), mi è strusciato sottopelle, mi si è insinuato nel cervello, mi ha fatto paura. Definirlo horror è riduttivo, è un libro strano, passi la metà del tempo a chiederti che cosa sta succedendo e cosa succederà in futuro e l'altra metà del tempo a vedere le immagini descritte e ad avere l'ansia. Il finale poi ha delle descrizioni degne del miglior body horror e si compiono delle scelte che forse non tutti gli autori avrebbero il coraggio di prendere.

La protagonista di questo romanzo è Suzanne, una giovane tirocinante di psichiatria che si reca a Laika (cittadina di montagna che deve tutta la sua fortuna a una famiglia di riccazzi borghesi) per un tirocinio presso l'ospedale locale. La premessa della storia è molto semplice (e mi permetto di palesarla senza il rischio di spoiler all'orizzonte, perché è fatta chiara alla fine del primo capitolo, leggete a vostro rischio e pericolo): Suzanne vuole farli fuori tutti.

La parte centrale è confusa, nel senso buono del termine. Visioni brutte con mostri e incubi, il sole che fa cose strane (spoiler senza contesto: eclissi di Berserk, prima leggete poi capirete), la protagonista che inzia a ricordarsi cose che in teoria non potrebbe sapere (dice per esempio di essere stata amica d'infanzia di un anziano signore che ha palesemente molti più anni di lei), e roba viscida che ricopre tutto e che solo la protagonista può vedere, ma vi prometto che a un certo punto avrà tutto senso.

È bello, per una volta, non avere risposte, ed è bello che per una volta l'unica risposta ammissibile sia "non lo so". La protagonista non sa se è l'odio che le circola in corpo ad accecarla a tal punto da farle venire una psicosi, se è vero che c'è un nemico là fuori che sta cercando di attirarla a sé o se è la paura che quel mostro potrebbe esserci a renderlo in qualche modo reale e a rendere più vera la sua psicosi.

I personaggi si pongono dei dubbi, sono realistici, hanno dei tratti condivisibili (io e Suzanne palesemente siamo sorelle separate dal tempo e dal fatto che lei purtroppo non è reale, crediamo entrambe di essere un peso per gli altri, di essere sempre di troppo, la nostra esistenza è basata costantemente sul "sei sicuro/a che non sia un problema se sto qui con te? Non ti disturbo? Sicurosicurosicuro?", testiamo sempre le persone che ci stanno accanto per vedere se ci stanno accanto solo per pietà o se hanno davvero piacere a stare con noi... ma abbiamo anche dei difetti, grazie Marco per averla creata, mi sento un po' meno sola), usano quel cervello che si sono trovati in mezzo alle orecchie e trasformano i "non lo so" in "lo so" e anche se la risposta continua a essere "non lo so" è normale che sia così, perché si sono trovati davanti a qualcosa di più grande di loro.

Il tipo di orrore che si annida in queste terre non è (solo) visivo, ma più psicologico, ti entra nel cervello e tu stesso sei portato a chiederti se quello che stai leggendo è vero o solo una psicosi che immancabilmente ha colto anche te. Quando poi tutto inizia ad avere una spiegazione, è piacevole lasciarsi sorprendere da quanto tutto abbia una sua logica e un senso.

Avrei preferito avere un approfondimento in più su un ordine di... qualcosa di cui fa parte uno dei protagonisti (no spoiler, giuro), per avere un approfondimento più grande di due personaggi in un colpo solo, però le informazioni che ci vengono date sono funzionali alla trama, quindi tutto considerato non mi posso lamentare.

Avviso ai naviganti: lo stile è molto descrittivo. Forse a volte pure troppo (ogni minima azione ti viene spiegata, anche quando vengono lavate le tazze in cui le protagoniste hanno preso il tè), ma se l'alternativa è lo show don't tell a me va benissimo così. Meglio avere una spiegazione logica e dettagliatissima per tutto che esser bombardati di termini che il lettore non può sapere con la promessa di un "non ti dico subito cosa sta succedendo perché tanto poi te lo mostro". E non fraintendetemi, non vuol dire che ti venga spiegato tutto subito: i misteri ci sono, sono un tarlo che corrode il cervello e, come dicevo, i "non lo so" si sprecano, per buona parte del libro. La pappa pronta non piace a nessuno. Per lo meno, a me no, se non c'è un minimo di tensione (a maggior ragione in un horror) mi annoio facilmente. E con questo libro non mi sono annoiata nemmeno per un secondo.

E ora sciò, via, uscite dal mio antro oscuro e andate a leggere questo libro. Non ve ne pentirete.

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