Chiariamoci, non sono mai stata una grande fan di questa saga in generale, ma almeno i primi due libri mi avevano intrattenuta. Erano mediocri, certo, ma quantomeno non mi avevano fatto venire voglia di cavarmi gli occhi.
Ma "terra di sogni e cuori infranti" sfodera il peggio del suo repertorio, tra personaggi tossici, svolte romantiche unilaterali tra personaggi che non si erano mai sopportati per due volumi interi e il disperato tentativo di dare una giustificazione a quello che per i primi due romanzi è stato lo stronzo per farlo passare per il buono della situazione.
Comincio questa recensione che non sono arrivata nemmeno a metà libro (in memoria dei bei vecchi tempi) per non perdere nemmeno un'unghia del rancore che mi sta circolando in corpo in questo momento.
In questo (per fortuna) ultimo romanzo, ritroviamo il nostro trio dell'Ave Maria in fuga dopo il finale confuso del volume precedente. E, invece di cercare di andare d'amore e d'accordo (cosa difficile, okay, però siccome ci sono in gioco le vostre vite magari non è il caso di fare troppo i pignoli dato che siete costretti a viaggiare insieme), decidono di guardarsi storto e chiamarsi con appellativi degni del miglior anime adattato dal vate Gualtiero Cannarsi (il farabutto, il criminale e quant'altro).
Incontriamo anche la famiglia di Lena, o per lo meno ciò che ne rimane. Dopo la deportazione per mesmerismo a cui Lena è sopravvissuta per culo che abbiamo già visto nel primo volume, sono rimaste solo mamma e sorella. Sorella che è la tipica sorella minore: incazzata col mondo, tosta, fuma e si è unita ai ribelli per dimostrare che poteva cavarsela anche senza la sorella. La sua utilità è più o meno nulla, quindi non mi concentrerò nemmeno più di tanto su di lei, né sulla nonna che sembrerebbe essere morta ma in realtà non lo è (spoiler? Forse, ma se state leggendo questa recensione forse degli spoiler vi interessa fino a un certo punto).
Il piccolo e, a quanto pare, trascurabile problema è che il contesto storico è più sottile di una carta velina e minaccia di sfaldarsi al minimo soffio di vento.
Inutile mentirci, il punto della trama è la storia d'amore tra Lena e quel parassita di Bastiano: i due, nonostante non abbiano un'unghia di chimica insieme, riescono a portare avanti una storia d'amore strascicata per tre lunghissimi romanzi fino a coronarla col matrimonio (proposto da lei perché lei è diversah, lei è specialeh, lei è bravissima altissima purissima e levissima).
C'è da dire, per dovere di cronaca, che non so chi tra i tre personaggi sia peggio: se nel primo volume salvavo Lena per il rotto della cuffia (salvo poi finire per odiarla totalmente nel finale) e nel secondo non mi dispiaceva la piega che stavano prendendo gli eventi con Doria, a sto giro sono tutti disastrosi. Bastiano è sempre l'inutilità fatta a personaggio, può essere descritto con mezzo aggettivo stiracchiato e la sua unica funzione litigare con Lena (perché altrimenti il romanzo durava due pagine e un quarto, forse), Lena è insopportabile e tossica (litiga con Bastiano perché per mezza volta lui ha osato contraddirla e "schierarsi" dalla parte di Doria perché il suo piano era più sensato) e Doria sbava palesemente dietro a Lena uscendo dal personaggio che per due volumi il lettore ha imparato a conoscere.
Forse è colpa mia che ho voluto impelagarmi in questa avventura infinita che poteva essere raccontata in un volume solo senza tutti quegli aggettivi inutili con cui le frasi sono infarcite (sul serio, lo show don't tell non va usato sempre. A volte solo il "tell" va bene. Abbiate pietà di me, asciugate un po' quelle frasi), ma sono contenta che sia finita, anche se non come speravo (fosse stato per me, sarebbero tutti schiattati male, ora ho voglia di scriverci una fan fiction su).
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