È un libro che mi ha messo un sacco di tenerezza perché, abituata a un altro Sanderson, Elantris è molto corto. Se questo romanzo fosse stato scritto dal Sanderson degli archivi della Folgoluce o anche solo dal Sanderson di Mistborn avrebbe avuto almeno duecento pagine in più, e devo dire che sarebbero servite per non far accadere alcuni avvenimenti di corsa o con spiegazioni un po' traballanti.
Ma Elantris è anche un romanzo bello. Questo è il "livello base" di un autore che già a trent'anni spicciava casa a molti autori che hanno pubblicato millemila titoli.
Il ritmo della storia regge bene, perché si snoda su tre punti di vista differenti: Raoden, il principe ereditario di un regno nuovo, con una nobiltà debole e un re incompetente che ha costruito il suo entourage in base alla ricchezza che lui stesso elarisce; Sarene, la principessa mai una gioia che dalla vita ha subito un sacco di bastonate e che ha finito per costruirsi attorno una gabbia figurata (dorata, ma pur sempre una gabbia) in cui nascondersi per scappare alle delusioni; Hrathen, un prete che è in missione per conto del suo Wyrn (una sorta di Papa) per convertire tutti gli stati attigui al regno del Wyrn stesso e consolidarne il potere. Hrathen a sua volta è accompagnato da Dilaf, un accolito fin troppo zelante che non si sa bene da che parte stia fino alla fine, in cui tutte le carte si scoprono e i pezzi del puzzle vanno a posto.
Il bello dei romanzi di Sanderson è proprio questo, che ti fanno brancolare nel vuoto fino alla fine. Anche se questo, essendo il primo pubblicato, è il più derivativo a mio parere da opere classiche. Ovviamente sono speculazioni mie, io e l'autore non abbiamo mai preso il caffè insieme e non ho mai avuto occasione di chiederglielo, però certi dettagli mi hanno ricordato opere classiche in maniera talmente lampante che mi pare improbabile che Sanderson non vi abbia attinto.
A partire da Hrathen, che è talmente avviluppato nelle sue convinzioni sulla fede in un unico Dio misericordioso, Jaddeth, da ritenere tutti gli altri un gruppo di infedeli che devono essere convertiti o morire. Proprio come Frollo in Notre-Dame de Paris. A differenza di Frollo, però, la fede cieca nel suo Dio, non gli impedisce di essere totalmente cieco nei confronti della realtà politica che lo controlla, e quando la fede diventa fanatismo lui è in grado di ragionare lucidamente: fa un passo indietro e realizza che il culto di Jaddeth e la sua fede in Lui hanno preso due strade totalmente differenti. Nel giro di qualche riga ha scalato la classifica ed è diventato il mio personaggio preferito (poche cose nei romanzi di Sanderson mi intrippano come i dilemmi religiosi).
Scegliere di chi parlare, poi, tra Sarene e Raoden sarebbe come scegliere tra mamma e papà perché mi sono piaciuti entrambi in eguale misura. Raoden è brillante, caparbio, non si lascia abbattere dal cinico realismo di Galladon, la prima persona che incontra a Elantris dopo aver contratto il Shaod (la malattia che rende chiunque la prenda un cadavere ambulante) e che gli fa da cicerone. Sarene è più logica, calcolatrice, ma non ha difficoltà a farsi voler bene dal gruppo di nobili che si riuniscono in segreto per far deporre il re corrente, nonché padre di Raoden, per riuscire a salvare la monarchia e il regno di Arelon, un regno recente, insediatosi da appena dieci anni dall'inizio della storia, subito dopo la caduta di Elantris per via dello Shaod. Insieme formano una bellissima coppia ed è stato piacevole vedere il loro innamoramento
In questo romanzo iniziano a intravedersi i primi segnali di quello che poi sarebbe diventato il percorso artistico di Sanderson. I dettagli sparsi qua e là all'interno della storia che poi vengono collegati alla fine e che hanno senso ci sono e fa piacere vedere tutti i pezzi che vanno a posto. Certo, non sono al livello della prima trilogia di Mistborn o della Folgoluce (al momento di questa recensione ho letto solo il primo volume ma so che mi regalerà molte sorprese), però considerando che Elantris è il primo volume mai pubblicato da Sanderson non posso di certo lamentarmi.
Adesso non mi resta che smaltire un po' la TBR e poi infognarmi di nuovo con Words of Radiance, perché se c'è una cosa che non concepirò mai è come si possa considerare Sanderson "banale". Dopodiché ci sarà solo Malazan con cui fare il paragone, ma quella credo che sarà una storia per un altro momento...
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