sabato 18 aprile 2026

"The will of the many". Ha qualche difetto ma è un buon libro

 

Allora. Io da questo libro non sapevo cosa aspettarmi. Di sicuro non mi aspettavo che mi avvincesse così tanto da farmelo leggere tutto d'un fiato in circa due settimane. 

Di solito non sono una grande amante dei libri etichettati come dark academia, e non sono nemmeno sicura che questo libro rientri propriamente nella categoria, ma c'è gente in età scolare che cerca di risolvere misteri interni alla scuola in cui studiano, quindi tanto mi basta per considerarlo tale.

Il protagonista è Vis, vero nome di Diago, principe della nazione di Suus. Come ogni libro fantasy che si rispetti è orfano, perché la sua famiglia è stata sterminata dalla Gerarchia, il sistema diviso in tre piramidi (a loro volta divise in credo sette sottocategorie) che governa la nazione in cui prende parte la storia. Suus è sempre stato il tallone d'Achille della Gerarchia, perché i suoi abitanti si sono sempre rifiutati di cedere alla gerarchia la loro Volontà. Vis si rifugia in un orfanotrofio e si guadagna da vivere lavorando come carceriere di giorno e facendo incontri clandestini di notte. Contro ogni pronostico, viene adottato da un senatore piuttosto importante, Ulciscor Telimus, per infiltrarsi all'Accademia e informarsi sulla morte sospetta del fratello di Ulciscor. Da lì prenderà il via tutta la vicenda, fatta di allenamenti estenuanti, levatacce e una classifica da scalare per concludere l'anno all'Accademia tra gli studenti migliori, dopo aver superato una prova in pieno stile Hunger Games.

Qui iniziano i miei problemi, perché il sistema magico non è spiegato proprio benissimo. Come si fa a cedere volontà e a riceverla? Sappiamo che la gente si reca alle Aurora Columnae, ma non ci viene mai spiegato cosa succede una volta arrivati lì. Anche gli effetti del donare o ricevere Volontà non vengono spiegati proprio benissimo. L'unico scorcio che abbiamo riguarda gli Octavii, cioè il gradino più basso della società, che si aggirano per le strade stanchi e senza voglia di vivere. A tal proposito, è molto interessante notare il parallelismo tra questo mondo e il nostro, in cui la gente dona il proprio tempo libero, il proprio denaro e la propria salute mentale al governo, a lavori spesso alienanti che occupano la maggior parte delle giornate e non favoriscono lo scambio di opinioni, alimentando la paura di sbagliare (pena il licenziamento o la retrocessione con conseguente abbassamento di stipendi già miseri). Tuttavia avrei preferito che la questione della cessione della volontà fosse approfondita un po' meglio. Magari verrà approfondita di più nel secondo volume, però avere un sistema magico coerente, comprensibile e ben strutturato sarebbe alla base di un libro fantasy, quindi ogni eventuale spiegazione arriverebbe troppo tardi.

Inoltre avrei preferito qualche spiegazione in più per quanto riguarda quella categoria di persone, in cui rientra anche Vis, che decidono di non cedere la propria volontà. Sappiamo che chi si rifiuta di recarsi alle Aurora Columnae viene frustato ripetutamente e con violenza (come se uno potesse essere frustato con gentilezza, poi...) ma non viene di fatto obbligato in nessun altro modo a cedere la propria volontà. È vero, venire frustati non è il più piacevole dei passatempi ed è molto rischioso perché si rischia anche di morire di dolore, ma non mi pare un'ostacolo insormontabile, avrei preferito una spiegazione più coerente col worldbuilding e con il sistema magico, anche perché come vediamo con Vis, se sopravvivi alle frustate non vieni obbligato in nessun altro modo a Cedere.

Anche il worldbuilding è a tratti un po' confuso, soprattutto nella gestione dello scorrere del tempo. La gente si sposta da un luogo a un altro in metà pomeriggio, quando normalmente ci sarebbe voluto molto più tempo: quando Vis si cala dal transvector (e anche lì, io non ho capito perché dovesse fare quella pausa in mezzo al nulla cosmico) per raggiungere le rovine che poi si rivelano essere un labirinto simile a quello contenuto all'Accademia, riesce a compiere tutto il tragitto, entrare nel labirinto e uscire per salire sul transvect in tempo in poco più di ventiquattr'ore. Il concetto di tempo è molto relativo qui.

Un'altra cosa che mi ha lasciata stranita sono i numerosi colpi di fortuna che sembrano piovere addosso a Vis da prima di accedere all'Accademia fino all'esame finale. Riesce a sventare un attentato che minacciava di sterminare centinaia di migliaia di persone in un colpo solo; fa a pugni con un ragazzo che in teoria sarebbe suo superiore in grado e non viene espulso perché si salva in angolo; si fa un viaggetto nelle rovine vicine all'Accademia, visitando il labirinto che poi farà parte della prova finale (quindi avendo il tempo di prepararsi a quello che gli succederà alla fine dell'anno) e facendo anche amicizia con un cucciolo di Alupi (un lupo gigantesco) ferito e riesce a tornare in tempo per non essere espulso dall'Acccademia. L'unica pecca sul suo curriculum altrimenti perfetto è che non riesce ad arrivare in tempo per salvare (spoiler, per quello che vale) il suo migliore amico Callidus che viene attaccato da un gruppo di ribelli e viene lasciato agonizzante giusto in tempo per avere una morte strappalacrime.

Questo è un libro che si basa tantissimo (riuscendoci, per quanto mi riguarda) sulle "sensazioni" (come qualsiasi altro libro dark academia, ma non tutti riescono a mantenere costante l'attenzione come ci riesce "The Will of the Many") e per questo può considerarsi promosso.

In generale per me il finale è un po' confuso, ma nel complesso tiene le aspettative abbastanza alte da creare aspettative per il secondo volume. Secondo volume che volevo leggere in inglese, ma mi dispiace, venti euro per un digitale non li spenderò mai nella vita.

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